Si vive di danze

Il blog di Massimiliano Marena

Si vive di danze, di ballo sociale, di una promessa di un faccia differente, di mediocri incontri, di bellezze, di profumi ardenti, di accidenti, rotolando si gira, si balla, si vive, si fa festa quella, questa, si picchia forte col piede nella danza e si sbaglia il passo... si vive di fortune raccontate e di viaggiare e si cammina stanchi... è lavoro è opposizione, è corruzione, si vive di lenta costruzione... si vive di pane, di speranza di bere un vino buono per l'estate... rotolando si vive di discorsi leggeri, cori di maschere notturne: canto e discanto...

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sabato, 07 novembre 2009

Addio ad Alda Merini

Ẻ scomparsa, a 78 anni, la più grande poetessa italiana: Alda Merini. La ricordo qui per le sue splendide poesie d'amore capaci di coniugare la corporeità dei sentimenti alla dolcezza del linguaggio. Una poetessa pasoliniana che ha saputo cantare il mondo degli esclusi e la sua esperienza in manicomio con la malattia mentale. Una grande donna, la Merini, una libertaria che sapeva fare e dare scandalo nel senso più alto e radicale del termine. Continuerò a leggerla e a ringraziarla per quello che ha fatto per la cultura italiana. Infine, Alda è stata anche la poetessa dei Navigli di Milano, la zona nella quale vivo e che anch'io amo di più della nostra difficile e lunatica città. Addio Alda, e grazie di cuore per la tua arte immortale, poesia generosa lasciata ai posteri.

Sono nata il 21 a Primavera Merini-Alda

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(A. Merini)

postato da: massimil alle ore 18:34 | link | commenti
categorie: poesia, alda merini
sabato, 19 settembre 2009

Risorgimento. Resistenza. Repubblica

200px-Eug%C3%A8ne_Delacroix_-_La_libert%C3%A9_guidant_le_peupleDomani è il XX Settembre, 139 anni dopo quello del 1870. La presa di Roma comportò l'annessione di Roma al Regno d'Italia e decretò la fine dello Stato pontificio e del potere temporale dei Papi. Oggi l'Italia di Berlusconi e di Bossi sta cancellando i valori dello Stato laico e di diritto, della libera Chiesa in libero Stato, del Risorgimento e dell'Unità nazionale, della non ingerenza del Papa di Roma nelle questioni politiche italiane. Così come ignora l'antifascismo e corteggia i nostalgici della monarchia.
Ecco perché oggi, passeggiando in una Milano sempre più inquinata e spoliticizzata, con Zoe che se la ronfava in passeggino, mi hanno colpito due manifesti murali d'altri tempi. Uno recitava, appunto: "Risorgimento. Resistenza. Repubblica" con le faccione di Mazzini e Garibaldi. L'hanno affisso e firmato le "Sarte di Corso Magenta", organizzazione di impegno civico dal nome buffo e abbastanza sconosciuta. L'altro era dell'AMI, Associazione Mazziniana Italiana, e invitava a ricordare e celebrare Porta Pia come momento di rilancio degli ideali repubblicani, democratici e popolari.
Insomma due manifesti che mi hanno messo di buon umore, perché forse Milano e la Lombardia non sono solo Lega e Berlusconi, e forse il federalismo che verrà sarà quello di Carlo Cattaneo e non quello di Calderoli.
postato da: massimil alle ore 22:28 | link | commenti
categorie: resistenza, repubblica, risorgimento
venerdì, 04 settembre 2009

Tempo di ricerca...

Questo è un periodo di ricerca, per me. Mi informo, mi muovo, navigo. Sono alla ricerca di qualcosa nel campo della cura, della cura alla persona. Ho vagliato vari percorsi, ma molti paiono troppo lunghi o da scartare per l'età. D'altronde ricominciare da zero non si può, nella vita e nella professione. Ma c'è bisogno di un nuovo inizio. Almeno per me. E forse anche per il nostro Paese.
Settembre è sempre stato il mese del ripensamento sugli anni, sulle età, sulla vita, sul senso delle cose, sul "chi sono, da dove vengo, dove voglio andare?" e per me, in questo anno 2009, non fa eccezione.
Un saluto, velatamente sarcastico, agli arrivati, ai soddisfatti, ai realizzati.
Chi - come il sottoscritto - è in continua ricerca e perenne mutamento si accodi, stia accanto, vedremo dove ci condurrà il nostro errare esteticamente orientato.

postato da: massimil alle ore 20:54 | link | commenti (3)
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martedì, 07 luglio 2009

Buon vento, Beppe

Un ricordo di un bravo e onesto giornalista che ho conosciuto negli anni di lavoro a "Diario". Ciao Beppe. Condoglianze a tutta la tua famiglia.
(articolo tratto da PeaceReporter.net)

E' morto a Milano Beppe Cremagnani

Pochi giorni fa abbiamo abbiamo rivisto "G8/2001, Fare un golpe e farla franca", il film documentario di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio che racconta quei giorni di luglio in cui l'Italia si è svegliata e, al posto dello stivale, ha trovato un anfibio di celerino.
Sui titoli di coda, l'istinto è stato chiamare Beppe, per dirgli ancora una volta che bel lavoro hanno fatto, e quanto sia importante continuare a raccontare, in questo paese che dimentica troppo in fretta ogni disastro, inghiottito dal disastro del giorno dopo.

Poi era tardi, e non l'abbiamo chiamato, poi il giorno dopo c'era il lavoro, e non l'abbiamo chiamato, e poi, e poi. Errore. Non bisognerebbe mai rimandare.
E se domani esco di casa e mi cade un vaso in testa? E se finisco sotto a un tram? Lunedì Beppe è uscito di casa per fare un giro in bici e non è più tornato, stroncato da un infarto.
Era un grande giornalista, curioso, attento, onesto. Un giornalista vero, di quelli che consumano la suola delle scarpe, anziché il tasto del copiaincolla.
Era un grande amico, sempre preso da mille lavori ma sempre attento a chiedere come ti va la vita, e come va a quelli che ti sono vicino.
A Luisa, ai suoi figli e ai suoi colleghi va l'abbraccio di tutta la redazione di PeaceReporter.
A lui, se ci può sentire, quello che non abbiamo fatto in tempo a dirgli: bravo, Beppe. E grazie.

La redazione di PeaceReporter

Nato a Milano nel 1951, Giuseppe Cremagnani, da tutti conosciuto come Beppe, si è laureato in Giurisprudenza all'Università Statale di Milano.

Ben presto ha intrapreso la carriera di giornalista passando attraverso innumerovoli esperienze. Giornalista e autore televisivo, ha lavorato a la Repubblica e a l'Unità ed è stato autore di numerose trasmissione televisive: Milano, Italia; Il laureato; Inviato speciale; La nostra Storia; Ragazzi del 99; Vento del Nord; L'elmo di Scipio. E' stato consulente della trasmissione «Che tempo che fa» e collaboratore con «Diario». Con la Luben Production, una delle sue ultime passioni, ha realizzato importanti film-documentari sulle cronache, tristi, delle vicende italiane degli ultimi anni: oltre a G8/2001 fare un golpe e farla franca, Quando c’era Silvio, Uccidete la Democrazia, L’Ultima Crociata e Gli imbroglioni.

L'ultima sua fatica, che stava presentando in questi giorni, è Governare con la paura-il G8 del 2001, i giorni nostri. Un libro e due dvd, raccolti in un cofanetto, raccontano la storia degli abusi del potere in Italia dal G8 di Genova ai giorni nostri. Il titolo, Governare con la paura, si riferisce alla strategia sperimentata nel luglio del 2001 per le strade del capoluogo ligure invase dai manifestanti no global. Finì in tragedia. Oggi gli stessi modi di operare vengono riproposti dai vari decreti sicurezza approvati dal governo Berlusconi. Mano dura contro i più deboli, gli extracomunitari, contro chi protesta e non si adatta alle regole imposte dall’alto. Sicurezza è la parola d’ordine in base alla quale l’opinione pubblica deve accettare nuove regole che limitano la libertà e i diritti dei singoli. “ Attenzione - avverte però il senatore Furio Colombo in un passo del film - sicurezza è il termine che ha spianato la via ai dittatori da Mussolini a Hitler, ed oggi a Putin".

postato da: massimil alle ore 09:28 | link | commenti
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domenica, 14 giugno 2009

La situazione in Italia è questa

Il Cavaliere e il suo fantasma

di EZIO MAURO da "la Repubblica" del 14 giugno 2009


Dunque siamo giunti al punto in cui il Presidente del Consiglio denuncia pubblicamente un vero e proprio progetto eversivo per farlo cadere e sostituirlo con "un non eletto dal popolo". Un golpe, insomma, nel cuore dell'Europa democratica, come epilogo dell'avventura berlusconiana, dopo un quindicennio di tensioni continue introdotte a forza nel discorso pubblico italiano: per tenere questo sventurato Paese nella temperatura emotiva più adatta al populismo che può dominare le istituzioni solo sfidandole, fino a evocare il martirio politico.

È proprio questa l'immagine drammatica dell'Italia che l'uomo più ricco e più potente del Paese porta oggi con sé in America, all'incontro con Obama.

Solo Berlusconi sa perché dice queste cose, perché solo lui conosce la verità, che non può rivelare in pubblico, della sciagura che lo incalza. Noi osserviamo il dramma di un leader prigioniero di un clima di sconfitta anche quando vince perché da quindici anni non riesce a trasformarsi in uomo di Stato nemmeno dopo aver conquistato per tre volte il favore del Paese.
Quest'uomo ha con sé il consenso, i voti, i numeri, i fedeli. Ma non ha pace, la sicurezza della leadership, la tranquillità che trasforma il potere in responsabilità. Lo insegue l'altra metà di se stesso, da cui tenta di fuggire, sentendosi ghermito dal fondo oscuro della sua stessa storia. E' una tragedia del potere teatrale e eccessiva, perché tutto è titanico in una vicenda in cui i destini personali vengono portati a coincidere col destino dell'Italia. Una tragedia di cui Berlusconi, come se lo leggesse in Shakespeare, sembra conoscere l'esito, sino al punto da evocare la sua fine davanti al Paese.

In realtà, come è evidente ad ogni italiano di buon senso, non c'è e non ci sarà nessun golpe. C'è invece un rapido disfacimento di una leadership che non ha saputo diventare cultura politica ma si è chiusa nella contemplazione del suo dominio, credendo di sostituire lo Stato con un uomo, il governo con il comando, la politica con il potere assoluto e carismatico.

Oggi quel potere sente il limite della sua autosufficienza. Ciò che angoscia Berlusconi è il nuovo scetticismo istituzionale che avverte intorno a sé, il distacco internazionale, il disorientamento delle élite europee, le critiche della stampa occidentale, la freddezza delle cancellerie (esclusi Putin e Gheddafi), lo sbigottimento del suo stesso campo: dove la regolarità istituzionale di Fini risalta ogni giorno di più per contrasto.

Il Cavaliere sente di aver perso il tocco, che aveva quando trasformava ogni atto in evento, mentre lo spettacolo tragicomico dei tre giorni italo-libici dimostra al contrario che le leggi della politica non sono quelle di uno show sgangherato.

Soprattutto, Berlusconi capisce che la fiaba interrotta di un'avventura sempre vittoriosa e incontaminata si è spezzata, semplicemente perché gli italiani improvvisamente lo vedono invece di guardarlo soltanto, lo giudicano e non lo ascoltano solamente. E' in atto un disvelamento. Questa è la crepa che il voto ha aperto dentro la sua vittoria, e che è abitata oggi da queste precise inquietudini.

Il Cavaliere ha infatti ragione quando indica i quattro pilastri che perimetrano il campo della sua recente disgrazia: le veline, le minorenni, lo scandalo Mills e gli aerei di Stato. Giuseppe D'Avanzo, che su questi temi indaga da tempo con risultati che Berlusconi conosce benissimo, spiega oggi perché siano tutt'altro che calunnie come dice il premier. Sono quattro casi che il Cavaliere si è costruito con le sue mani, che lo perseguitano perché non può spiegarli, che lui evoca ormai quotidianamente mentre tenta di fuggirli, e che formano insieme uno scandalo pubblico, tutt'altro che privato: perché dimostrano, l'uno insieme con l'altro, l'abuso di potere come l'opinione pubblica comprende ogni giorno di più.

E' proprio questo il sentimento del pericolo che domina oggi Berlusconi. Incapace di parlare davvero al Paese, di confrontarsi con chi gli pone domande, di assumersi la responsabilità dei suoi comportamenti, reagisce alzando la posta per trascinare tutto - le istituzioni, lo Stato - dentro la sua personale tragedia: di cui lui solo (insieme con la moglie che di questo lo ha avvertito, pochi giorni fa) conosce il fondo e la portata. Reagisce minacciando: l'imprenditore campione del mercato invita addirittura gli industriali italiani a non fare pubblicità sui giornali "disfattisti", quelli che cioè lo criticano, perché la sua sorte coincide col Paese. Poi si corregge dicendo che voleva invitare a non dar spazio a Franceschini, come se non gli bastasse il controllo di sei canali televisivi ma avesse bisogno di un vero e proprio editto. E' qualcosa che non si è mai visto nel mondo occidentale, anche se la stampa italiana prigioniera del nuovo conformismo preferisce parlar d'altro, come se non fosse in gioco la libertà del discorso pubblico, che forma l'opinione di ogni democrazia.

In realtà Berlusconi minaccia soprattutto se stesso, rivelando questa sua instabilità, questa paura. Se sarà coerente con le sue parole, c'è da temere il peggio. Cosa viene infatti dopo la denuncia del golpe? Quale sarà il prossimo passo? E se c'è una minaccia eversiva, allora tutto è lecito: dunque come userà i servizi e gli altri apparati il Cavaliere, contro i presunti "eversori"? Come li sta già usando? Chi controlla e chi garantisce in tempi che il premier trasforma in emergenza?

Attendiamo risposte. Per quanto ci riguarda, continueremo a comportarci come se fossimo in un Paese normale, dove la dialettica e anche lo scontro tra la libera stampa e il potere legittimo del Paese fanno parte del gioco democratico. Poi, ognuno giudicherà dove saprà fermarsi e dove potrà arrivare questo uso privato e già violento del potere statale da parte di un uomo che sappiamo pronto a tutto, anche a trasformare la crisi della sua leadership in una tragedia del Paese.

(Ezio Mauro, la Repubblica, 14 giugno 2009)

Come non essere d'accordo con questo pezzo del direttore di Repubblica? Meditiamoci sù e prepariamoci a reagire. Il Paese ha bisogno dell'aiuto dei sinceri democratici come noi.
M.

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categorie: politica, berlusconi, cavaliere
venerdì, 12 giugno 2009

E' la vita che va avanti

Ascolto vecchie canzoni partigiane e penso che certa gente non deve essere morta invano. Intanto La7 TV propone sfilate di soliti politici a piangere sulle tristi sorti della sinistra italiana.

E penso che basterebbe ripartire dai quei sentieri e dalle valli della Liberazione. Tornare a calpestare quei terreni che sono intrisi del sangue del nostro sangue, dei nervi dei nostri nervi. Bisogna rileggere Ignazio Silone, Vittorini, Cesare Pavese, Fenoglio, Primo Levi. Bisogna pensare a Altiero Spinelli, UmbertoTerracini, Ernesto Rossi, Andrea Caffi, a Rodolfo Mondolfo e a quella sua certa idea di umanesimo socialista e al matematico e filosofo Ludovico Geymonat e alla sua lezione di materialismo logico, di razionalità e marxismo.

Bisogna ricordare che ci sono i ricchi e i poveri. E lottare perché la ricchezza venga ridistribuita a favore di chi soffre. Bisogna lottare contro l'arroganza, la prepotenza, contro la nuova schiavitù, contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, sulla donna, sul bambino. Altro che Clinton. Ci vuole un nuovo Sandro Pertini. Ci vuole un nuovo leader che ci conduca in questa lunga traversata attraverso il deserto, in questo Esodo fuori da questa Italia verso un Paese migliore. C'è solo un modo per raggiungere quella strada, lo disse anche il Leopardi: prenderci per mano e marciare.

Antifascismo e libertà, eguaglianza, giustizia sociale, libertà, è questo il mondo che sognamo e che sognavano i Matteotti, i Pertini, i Rosselli, i Gramsci, i Nenni, i Saragat, i Berlinguer, i La Malfa, i Calogero, i Capitini, i Garosci, i Craxi, i Treves, i Turati, i Basso, la Luxembourg, la Kuliscioff, la Aglietta, la Adele Faccio, la Maria Teresa Di Lascia. Molti di loro hanno passato tanti anni delle loro vite nelle carceri italiane e europee per regalarci la libertà dall'oppressore. "Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri – scriveva Voltaire – poiché è da essi che si misura il grado di civiltà di una nazione". Vero. Ed è anche vero che molte carceri italiane sono disumane. Dobbiamo tornare a visitare le carceri, gli ospedali psichiatrici, a Basaglia, a Erich Fromm, a stare sulla strada, anche sulle "cattive strade" di De Andrè, perché da lì si ricomincia. Lì, nella sofferenza, si incontra l'umanità, lì ci si riconosce nella diversità. Lì, nella condivisione e nella simpatia, l'Altro non fa più paura ma si mostra come Altro-da-Sé che è parte del Sé, parte di noi.

Bisogna ridare valore all'idea della fratellanza, della sorellanza, come nuova cittadinanza: "ti hanno chiamato frocio, drogato, puttana, per noi radicali sei cittadino, cittadina italiana", diceva Marco Pannella, liberale di sinistra, negli Anni '70.  Altro che clandestino. Altro che reato di clandestinità. Siamo tutti clandestini. Siamo tutti figli di migranti. Sinistra è libertà. Viva il Socialismo libertario, alla Guccini, siamo convinti come il cantautore modenese che "gli anarchici li han sempre bastonati e il libertario è sempre controllato dal clero e dallo Stato". Ma la vita va avanti, la ruota della Storia gira e corre corre la Locomotiva e che "ci giunga  un giorno ancora la notizia di una locomotiva come una cosa viva lanciata a bomba contro l'ingiustizia".

Allora, quale Pantheon di soubrette televisive e di politici americani vi serve - signori della sinistra, potenti del PD e del PRC, PDCI, IDV? La nostra storia è già tutta lì, basta ritornare a quelle radici umane e politiche e ripartire, rifondare, ricostruire un partito nuovo e unito: socialista, repubblicano, democratico, radicale e di lotta, di alternativa a questa società.

Bisogna osare ed essere generosi. Ci vuole una riscossa repubblicana. Ci vuole passione civile, noi stiamo con chi ci crede, con chi si batte, lotta e progetta un'altra Italia, più civile, onesta, pulita, equa, solidale, laica, repubblicana, ecologista, socialista. Libera dalle mafie. Libera dai nuovi padroni del vapore.  Ripartire da Genova (1892), da Livorno (1921), chiamare a raccolta tutti i compagni e gli amici: Vendola, Ferrero, Bertinotti, D'Alema, Fassino, Occhetto, Prodi, Veltroni, Bobo Craxi, Boselli, Bonino, Di Pietro, Boato, Francescato, Cacciari, Prodi e Rutelli. Costruire subito un nuovo partito Socialista e Democratico e Ecologista Italiano.

E' urgente. E' necessario. E' utile all'Italia che verrà.

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Massimiliano Marena (Milano, 13 giugno 2009)
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categorie: sinistra, socialismo, pertini
domenica, 31 maggio 2009

Fiocco rosa, è nata Zoe!

Dieci giorni fa, in un bel pomeriggio di primavera, è nata la nostra piccola, adorata e tanto attesa Zoe! Sono 3,7 chilogrammi di ciccia e tenerezza, è latte e amore, nanna e coccole, cacca e odorini. E' già un amore immenso, nuovo, infinito. E' gioia e sudore, responsabilità e felicità. Un'emozione intensissima, pesante e fiera, unica, che auguro di cuore a tutti voi. Buona vita a Zoe e a tutti voi. Ciao.

alba

M.

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lunedì, 04 maggio 2009

La vita, i figli, l'online

Ci sono ancora. Scrivo poco, leggo qualcosa di più. Ma soprattutto sono in attesa. Tra pochi giorni, settimana più settimana meno, nascerà la nostra seconda figlia. Siamo ansiosi e incantati, attendiamo la sorellina di Camilla, che oggi ha 5 anni e freme ancora più agitata di noi.cri in attesa
Questa è forse la ragione principale della mia "assenza" dal blog. Un blog al quale sono abbastanza affezionato, comunque. Un blog sul quale, volutamente, mai ho parlato di mia figlia. Un velo di pudore, una sorta di piccola "difesa" del privato che credo manterrò anche di fronte a questa nuova nascita. Non per moralismo, ma preferisco tenere fuori dalla "vita online" chi ancora sta imparando a camminare nella vita reale.

Un caro abbraccio a chi passa di qui.

M.

postato da: massimil alle ore 22:30 | link | commenti (8)
categorie: figli
martedì, 10 marzo 2009

Il pane e le rose

«Il socialismo è pane e rose, il necessario e il superfluo, una società dove si mangia meglio e di più, dove si lavora meglio e di meno, ma anche una società dove si è più felici, realizzati, liberi».
(Karl Marx)

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mercoledì, 18 febbraio 2009

Il così detto bene e la violenza degli integralisti

A margine di una discussione appena avuta con mia madre e mia moglie a proposito del caso di Eluana Englaro e di tutte quelle tematiche tipo eutanasia, aborto, testamento biologico, divorzio, insomma le libertà delle persone, i così detti diritti civili, e i divieti del clero che sempre più spesso, soprattutto da quando c'è questo papa Benedetto XVI, tendono a negarli, propongo una serie di riflessioni alle quali mi sono avvicinato in questi tempi:

- c'è una frase molto bella di Kazantzakis - che ho stampata su una t-shirt compratami in Grecia anni fa da mio padre - che recita così: "Non ho paura di niente. Non spero in niente. Sono libero". Il verso del poeta cretese sostanzialmente rivendica il coraggio e anche il nichilismo dell'uomo e della donna liberi. Ecco, già questo alle Chiese non va. Il nichilismo, secondo questo Papa, in quanto assenza di credo, mancanza di fiducia nei messaggi salvifici, non è accettabile. Il nichilismo è alla base, secondo i cattolici, dei malesseri dei nostri giovani. Quindi secondo loro, noi non siamo liberi di non avere dei, totem, idola da adorare. Il vuoto, il nulla, quei fantastici spazi di aria tanto agognati da certe dottrine della meditazione orientale vanno, secondo loro, riempiti di credenze, di divieti, di superstizioni. Il vuoto è terrificante da accettare per la mentalità del prete, della suora. Loro devono sempre dirti cosa è giusto e cosa è sbagliato. Loro sono i depositari della Verità e tu non sei libero di non credere. Tu devi avere timore di Dio. Tu devi credere e avere fiducia in Dio.
Ecco la prima violenza che gli integralisti di ogni fede, con la scusa di fare il nostro bene, esercitano sulle coscienze delle persone.

- spesso, quando si parla di casi come quello della povera Eluana, viene fuori che in Italia l'85% delle persone ha una amica o un parente che, in situazione analoga, è stato lasciato morire, fatto morire, facilitato a non soffrire, accompaganato a morire. In pratica si fa, ma non si dice. Lo staccare la spina, il ridurre le cure, il sospendere i farmaci, nel silenzio e nell'ipocrisia favorite e care alla mentalità clericale avviene, succede, ma l'Italia clericale non vuole che una legge espliciti, regolamenti, renda accessibile la pratica della "dolce morte". A Gad Lerner che chiedeva di esser lasciato morire in un caso analogo a quello di Eluana Englaro, i filosofi e i moralisti cattolici rispondevano che no, che lui non era libero di disporre di queste cose. Quindi per loro, noi non siamo liberi di decidere della nostra vita e della nostra morte. Per loro la Vita è sacra. E'  talmente sacra che ce la impongono - contro la nostra libera volontà - intubandoci, costringendoci per decenni nelle celle, nei letti degli ospedali, attaccati ai macchinari, con l'accanimento imposto da loro, con le sonde, con l'alimentazione forzata, pur di tenere in vita, per ideologia integralista, dei vegetali non più senzienti, non più umani. Lo fanno perché loro, pensando di essere nel Vero e nel Giusto, ci impongono la Vita. A tutti i costi. Senza preoccuparsi di infliggere una sofferenza estrema a corpi disfatti da decenni di dolore. A loro interessa la coerenza della loro ideologia, non la vita e la sofferenza del malato.
Ecco la seconda violenza che gli integralisti di ogni fede, con la scusa di fare il nostro bene, esercitano sulle coscienze delle persone.

- c'è poi in queste questioni una forma di ipocrisia più sottile e più crudele, non meno perversa, che ha a che fare con lo status economico delle persone. Mi riferisco al fatto che, come prima del 1974 le donne ricche andavano ad abortire clandestinamente e a caro prezzo nelle cliniche della libera Svizzera, così oggi si dice: ma il signor Englaro non poteva portarla in Svizzera la figlia e risolvere la questione così, all'italiana? Invece io mi chiedo: perché noi italiani, anziché continuare a servirci della clinica della libera Svizzera per risolvere i problemi della vita e della morte, non ci dotiamo delle libere leggi come quelle vigenti in Svizzera? Se là servono, funzionano e sono utili, perché non dovremmo adottarle in Italia? Perché solo i ricchi e quelli a conoscenza debbono espatriare per essere liberi di esercitare i propri diritti e noi qui nel nostro Paese dobbiamo continuare a vivere nella barbarie dell'assenza di libertà? A chi conviene tutto ciò? Ancora una volta la loro ipocrisia ci impone di vivere sotto il giogo della loro santa Inquisizione, in un Paese di Controriforma, mentre paesi Riformati come la Svizzera o gli Usa hanno queste libertà di poter disporre del proprio corpo, della propria salute. Ecco la terza violenza che gli integralisti di ogni fede, con la scusa di fare il nostro bene, esercitano sulle coscienze delle persone e sui portafogli delle persone, così che solamente i ricchi, e di nascosto, potranno morire, abortire, o drogarsi all'estero e negli Stati liberi che non sono schiacciati dai divieti clericali.

- Un'ultima, amarissima riflessione. Da quando siede sul trono di san Pietro, questo papa Benedetto XVI ha offeso i gay, le lesbiche e gli omosessuali negando loro il diritto a farsi famiglia e sposarsi; ha offeso e denigrato i conviventi eterosessuali non uniti in matrimonio dicendo che erano come dei pedofili pericolosi per i loro figli; ha sostenuto, diffondendo ignoranza e superstizione antiscientifica, che la pillola contraccettiva anticoncezionale inquina il mondo; ha vietato l'utilizzo di embrioni per la ricerca scientifica contro le malattie degenerative; ha accusato il padre di una ragazza senza vita da 17 anni, un avvocato laico, umano e coraggioso, di essere il "boia, l'assassino della propria figlia". Questo è l'attuale monarca della Chiesa Cattolica, una persona profondamente illiberale, profondamente contraria all'umanitarismo civile e degno di questo nome. E la violenza di questa Chiesa è ancora più grande, tanto più forte è la sua convinzione di agire per il Bene, presunto e imposto, di tutti noi. Diffidate da chi, in nome del vostro bene e della vostra felicità, vi impone la propria ricetta infallibile.

Prima o poi, anche in Italia, a tutto questa violenza bisognerà reagire. Con la forza della calma, della ragionevolezza, della nonviolenza. All'integralismo dei preti e dei mullah, dei pastori e dei rabbini, dei religiosi di tutte le chiese, bisognerà rispondere con la rivendicazione e la costruzione e la difesa di quella statua della libertà individuale che alberga in ciascuno di noi e che solo a noi spetta difendere. Perché non c'è violenza maggiore che quella di non rispettare l'autonomia delle persone sulle questioni della propria esistenza. Prima di essere cattolici, musulmani, ebrei, protestanti, comunisti, fascisti, socialisti, bisognerebbe lasciare che tutti siano liberi di scegliere la propria etica e il proprio modo di vivere, e di morire. C'è una premessa liberale, un accordo sul metodo di fondo, oltre che nel merito, che viene negato a chi non accetta la loro morale. Se tu non condividi il Bene, la Vita, la Felicità che le loro Scritture hanno creato per te, allora loro non ti lasciano la libertà di essere altro.

E allora, contro i divieti di ogni sorta, contro il Vaticano, contro i Talebani, secondo lo slogan "No Vatican, No Taliban", io dico e rispondo alla loro violenza clericale: Viva la libertà del singolo, viva la libertà di coscienza, viva l'autonomia dell'individuo, viva la libera scelta in libera società, in libero Stato.